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Seconde case: più margine per gli sconti IMU

Pubblicato da x Giacomo Torresi sopra Novembre 18, 2025
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Il Ministero dell’Economia ha pubblicato il decreto del 6 novembre 2025, che aggiorna l’allegato sulle agevolazioni Imu per le seconde case già introdotte nel 2024.

Il provvedimento non stravolge la struttura dell’imposta, ma raffina i criteri che consentono ai Comuni di intervenire sulle aliquote, in coerenza con l’effettivo utilizzo dell’immobile.

La novità arriva insieme all’attivazione della sezione “Gestione Imu” del Portale del federalismo fiscale, che dal 12 novembre 2025 permette alle amministrazioni locali di elaborare e trasmettere online le aliquote per il 2026.

Per i proprietari, soprattutto di case al mare o chalet in montagna, si apre uno scenario potenzialmente più favorevole, ma con un elemento decisivo: nulla sarà automatico, ogni sgravio dipenderà dalla scelta del Comune.

Nuovi margini di sconto Imu

Il decreto amplia il margine di manovra dei sindaci per modulare l’imposta sulle abitazioni non affittate, non concesse in comodato e utilizzate solo per alcuni periodi dell’anno.

Si parla delle cosiddette case “a disposizione”, categoria che comprende in modo naturale le tipiche abitazioni stagionali.

La novità è significativa:

l’aliquota potrà essere graduata non solo a partire da quella base, ma considerando l’uso effettivo dell’immobile.

Una casa vissuta solo per qualche settimana l’anno, con consumi ridotti o utenze sospese, potrà essere valutata diversamente rispetto a un immobile sfruttato tutto l’anno.

Attenzione però: l’agevolazione riguarda solo gli immobili non locati.

Le case vacanza gestite in forma commerciale, affittate o inserite nel circuito delle locazioni brevi, non rientrano nella logica dello sconto.

L’obiettivo del Governo

Secondo il Mef, il provvedimento si colloca nel percorso avviato nel 2024 per armonizzare la fiscalità immobiliare e rendere più omogeneo il sistema di trasmissione delle aliquote comunali.

Già lo scorso anno, con l’obbligo di invio del prospetto entro metà ottobre, era stato creato un primo livello di ordine nella materia.

Il decreto del 2025 definisce meglio i “paletti” entro cui i sindaci possono differenziare le aliquote, evitando interventi disomogenei o difficilmente giustificabili.

Non è dunque un nuovo modello di Imu, né un presunto “sconto generalizzato” sulle seconde case: si tratta di una cornice normativa più chiara, dentro cui i Comuni godono di una flessibilità controllata.

Dipende dai Comuni

Necessaria una precisazione fondamentale: il decreto introduce possibilità, non obblighi.

Ogni Comune potrà valutare se introdurre aliquote agevolate per le case non affittate o per gli immobili inagibili, tenendo conto delle esigenze di bilancio e delle caratteristiche del territorio.

Nei Comuni turistici, dove le seconde case rappresentano una voce importante del gettito, molti amministratori potrebbero decidere di non toccare le aliquote.

Altri, invece, potrebbero scegliere di alleggerire il carico fiscale su immobili che non generano reddito e richiedono comunque spese di gestione.

Tale discrezionalità amministrativa amplifica il margine di incertezza: l’applicazione dell’agevolazione non è automatica né garantita, ma subordinata a decisioni locali che possono variare da Comune a Comune.

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